venerdì 3 marzo 2017

PRIMO VENERDÌ DEL MESE


Una riflessione di Carlo Maria Martini
(Trenta Giorni, n. 07/08 - 2006)

Ricordo molto bene il tempo in cui uscì l’enciclica Haurietis aquas in gaudio. Colpiva l’impostazione biblica di tutto il testo, a partire dal titolo, che è una citazione dal libro di Isaia (12, 3). Perciò l’enciclica (che portava la data del 15 maggio 1956) fu letta con molta attenzione dalla comunità dell’Istituto Biblico, che ne apprezzava in particolare il fondamento sui testi della Scrittura. Nel passato invece tale devozione, che di per sé ha una lunga storia nella Chiesa, si era sviluppata tra il popolo a partire soprattutto da cosiddette “rivelazioni” di tipo privato, come quelle a santa Margherita Maria nel secolo XVII. La percezione di come in essa venisse sintetizzato concretamente il messaggio biblico dell’amore di Dio era qualcosa che ci riavvicinava a questa devozione tradizionale, che nel passato recente era stata molto sentita soprattutto nella Compagnia di Gesù, in particolare nella sua lotta contro il rigorismo giansenista. 
Il fatto che papa Benedetto abbia voluto scrivere una lettera per ricordare questa enciclica proprio al superiore generale della Compagnia di Gesù si deve certamente anche al fatto che i Gesuiti si consideravano particolarmente responsabili della diffusione di questa devozione nella Chiesa. Ciò veniva anche affermato da santa Margherita Maria, secondo la quale questo incarico era stato voluto dallo stesso Signore che si manifestava a lei. 
Fu così che la devozione al Sacro Cuore mi fu presentata nel noviziato dei Gesuiti, negli anni Quaranta del secolo passato. Ciò mi portava a riflettere sul modo con cui fosse possibile vivere questa devozione e d’altra parte lasciarsi ispirare nella propria vita spirituale dalla ricchezza e dalla meravigliosa varietà della parola di Dio contenuta nelle Scritture. 
E questa domanda si poneva con tanta più insistenza in quanto anche il mio personale cammino cristiano si era imbattuto in qualche modo fin dalla fanciullezza con questa devozione. Essa mi era stata instillata da mia madre con la pratica dei primi venerdì del mese. In questo giorno la mamma ci faceva alzare presto per andare alla messa nella chiesa parrocchiale e fare la comunione. C’era la promessa che chi si fosse confessato e avesse fatto la comunione per nove primi venerdì del mese di seguito (non era permesso saltarne uno!) poteva essere certo di ottenere la grazia della perseveranza finale. Questa promessa era molto importante per mia madre. Ricordo che per noi ragazzi c’era anche un altro motivo per recarsi così presto alla messa. Infatti si prendeva allora la colazione in un bar con una buona brioche. 
Una volta fatta la comunione per nove primi venerdì di seguito, era opportuno ripetere la serie, per essere sicuri di ottenere la grazia desiderata. Ne venne poi anche l’abitudine di dedicare questo giorno al Sacro Cuore di Gesù, abitudine che poi da mensile era divenuta settimanale: ogni venerdì dell’anno era dedicato in qualche modo al Cuore di Cristo. 
Così era nel mio ricordo la devozione di allora. Essa era concentrata soprattutto sull’onore e sulla riparazione al Cuore di Gesù, visto un po’ in sé stesso, quasi separato dal resto del corpo del Signore. Alcune immagini riproducevano infatti soltanto il Cuore del Signore, coronato di spine e trafitto dalla lancia. 

Uno dei meriti dell’enciclica Haurietis aquas era proprio di aiutare a porre tutti questi elementi nel loro contesto biblico e soprattutto di mettere in risalto il significato profondo di tale devozione, cioè l’amore di Dio, che dall’eternità ama il mondo e ha dato per esso il suo Figlio (Gv 3, 16; cfr. Rm 8, 32, ecc.). 
Così il culto del Cuore di Gesù è cresciuto in me col passare del tempo. Forse si è un po’ affievolito per quanto riguarda il suo simbolo specifico, cioè il cuore di Gesù. È diventato, per me e per tanti altri nella Chiesa, una devozione verso l’intimo della persona di Gesù, verso la sua coscienza profonda, la sua scelta di dedizione totale a noi e al Padre. In questo senso il cuore viene considerato biblicamente come il centro della persona e il luogo delle sue decisioni. È così che vedo come questa devozione ci aiuta ancora oggi a contemplare ciò che è essenziale nella vita cristiana, cioè la carità. 
Grande merito di questa devozione è stato dunque quello di avere portato l’attenzione sulla centralità dell’amore di Dio come chiave della storia della salvezza. Ma per cogliere questo era necessario imparare a leggere le Scritture, a interpretarle in maniera unitaria, come una rivelazione dell’amore di Dio verso l’umanità. L’enciclica Haurietis aquas segnò un momento decisivo di questo cammino. 
Come si è avuto e si avrà ancora in futuro uno sviluppo positivo dei semi lanciati dall’enciclica nel terreno della Chiesa? Penso che un momento fondamentale è stato quello del Concilio Vaticano II, nella sua costituzione Dei Verbum. Essa ha esortato l’intero popolo di Dio a una familiarità orante con le Scritture. Di qui anche le diverse “devozioni” ricevono approfondimento e nutrimento solido. 
Il punto di arrivo odierno lo potremmo vedere nella enciclica di papa Benedetto XVI Deus caritas est. Egli scrive: «Nella storia d’amore che la Bibbia ci racconta, Dio ci viene incontro, cerca di conquistarci – fino all’Ultima Cena, fino al Cuore trafitto sulla croce, fino alle apparizioni del Risorto…»; e conclude dicendo: «Allora cresce l’abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia (cfr. Sal 73 [72], 23-28)». Si tratta perciò di leggere con sempre maggiore intelligenza spirituale le Sacre Scritture, tenendo desta l’attenzione a ciò che sta alla radice di tutta la storia di salvezza, cioè l’amore di Dio per l’umanità e il comandamento dell’amore del prossimo, sintesi di tutta la Legge e dei Profeti (cfr. Mt 7,12). 
In questo modo saranno messe a tacere anche oggi quelle che sono state lungo i secoli le obiezioni al culto del Sacro Cuore, che lo accusavano di intimismo o di fomentare un atteggiamento passivo, a scapito del servizio del prossimo. Pio XII ricordava e confutava queste difficoltà, che non sono scomparse neppure ai nostri tempi, se Benedetto XVI può scrivere nella sua enciclica: «È venuto il momento di riaffermare l’importanza della preghiera di fronte all’attivismo e all’incombente secolarismo di molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo» (n. 37). 
Un altro merito dell’enciclica Haurietis aquas consisteva nel sottolineare l’importanza dell’umanità di Gesù. In questo riprendeva le riflessioni dei Padri della Chiesa sul mistero dell’Incarnazione, insistendo sul fatto che il cuore di Gesù «dovette indubbiamente palpitare d’amore e d’ogni altro affetto sensibile» (cfr. nn. 21-28). Perciò l’enciclica aiuta a difendersi da un falso misticismo che tenderebbe a superare l’umanità di Cristo per avvicinarsi in maniera in qualche modo diretta al mistero ineffabile di Dio. Come hanno sostenuto non solo i Padri della Chiesa, ma anche i grandi santi come santa Teresa d’Avila e sant’Ignazio di Loyola, l’umanità di Gesù rimane un passaggio ineliminabile per comprendere il mistero di Dio. Non si tratta quindi di venerare soltanto il Cuore di Gesù come simbolo concreto dell’amore di Dio per noi, ma di contemplare la pienezza cosmica della figura di Cristo: «Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui… perché piacque a Dio di far abitare in lui ogni pienezza» (Col 1, 17.19). 
La devozione al Sacro Cuore ci ricorda anche come Gesù abbia donato sé stesso “con tutto il cuore”, cioè volentieri e con entusiasmo. Ci viene dunque detto che il bene va fatto con gioia, perché «vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20, 35) e «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9, 7). Ciò tuttavia non deriva da un semplice proposito umano ma è una grazia che Cristo stesso ci ottiene, è un dono dello Spirito Santo che rende facile ogni cosa e ci sostiene nel cammino quotidiano, anche nelle prove e nelle difficoltà. 

domenica 20 novembre 2016

UN CUORE RICCO DI MISERICORDIA /6


A conclusione dell'Anno Santo della Misericordia, il blog condivide con i lettori un pensiero di Mons.  Guido Marini, testo in cui si riflette sulla Solennità di oggi, anche in relazione al Cuore di Cristo. La riflessione ci aiuta a pensare all'avvento del Regno del Sacro Cuore, perché, come disse Giovanni Paolo II, «Gli elementi essenziali della devozione al Cuore di Cristo appartengono in modo permanente alla spiritualità della Chiesa, lungo tutta la sua storia. Perché fin dall’inizio, la Chiesa alzò il suo sguardo al Cuore di Cristo trafitto sulla croce… Sulle rovine accumulate  dall’odio e dalla violenza potrà essere costruita la civiltà dell’amore tanto desiderata,il Regno del Cuore di Cristo!» (Giovanni Paolo II, Messaggio ai Gesuiti, 5 ottobre 1986).



«In questa Domenica il Santo Padre ha chiuso la Porta Santa della Basilica di San Pietro.
In tal modo è terminato l'Anno Santo della Misericordia.
La Porta della Misericordia, però, rimane sempre aperta!
Perché Gesù, il Risorto da morte, è la Porta, spalancata e vivente, della misericordia di Dio, dispensata per noi dalla Chiesa, soprattutto nella celebrazione dei sacramenti.

Oggi celebriamo la solennità di Gesù Cristo, Re dell'Universo.
La sua è una regalità di amore! E la sua massima espressione è la Croce. Il Cuore di Gesù Crocifisso, infatti, è la ferita-feritoia da cui scaturisce l'infinita misericordia di Dio,  unica e vera salvezza del mondo.
Torniamo, pertanto, a scambiarci a vicenda, con tanta gioia, il bel saluto cristiano: "Cristo regni!" - "Sempre!".

La regalità di Gesù e la realtà del Suo Regno di amore le affermiamo nella preghiera del Padre nostro, quando invochiamo: "Venga il tuo regno".
E' una domanda accorata che sale dalla Chiesa  e che riguarda l'oggi della storia ma anche e soprattutto l'eternità.
Ascoltiamo, al riguardo, una pagina di san Cipriano:  "Ma allora, domando io, perché preghiamo e chiediamo che venga il regno dei cieli, se continua a piacerci la prigionia della terra?
Perché con frequenti suppliche domandiamo e imploriamo insistentemente che si affretti a venire il tempo del regno, se poi coviamo nell'animo maggiori desideri e brame di servire quaggiù il diavolo anziché di regnare con Cristo?
Dal momento che il mondo odia il cristiano, perché ami chi ti odia e non segui piuttosto Cristo, che ti ha redento e ti ama?
Mostriamo nei fatti ciò che crediamo di essere.
Chi, trovandosi lontano dalla patria, non si affretterebbe a ritornarvi?
La nostra patria non è che il paradiso.
Là ci attende un gran numero di nostri cari, ci desiderano i nostri genitori, i fratelli, i figli in festosa e gioconda compagnia,
sicuri ormai della propria felicità, ma ancora trepidanti per la nostra salvezza.
Vederli, abbracciarli tutti: che gioia comune per loro e per noi!Che delizia in quel regno celeste non temere mai più la morte e che felicità vivere in eterno!"
Ecco perché afferma sant'Agostino: 
"O felice quell'alleluia cantato lassù! O alleluia di sicurezza e di pace! Là nessuno ci sarà nemico, là non perderemo mai nessun amico. Ivi risuoneranno le lodi di Dio".

In questa Domenica cantiamo con gioia grande l'alleluia: Gesù Cristo è il nostro Re e noi viviamo nel Suo Regno!
Ora in parte e  nella speranza, un giorno del tutto e nella piena realtà».

(Mons. Guido Marini)





UN CUORE RICCO DI MISERICORDIA /6



A conclusione dell'Anno Santo della Misericordia, il blog condivide con i lettori un pensiero di Mons.  Guido Marini, testo in cui si riflette sulla Solennità di oggi, anche in relazione al Cuore di Cristo. La riflessione ci aiuta a pensare all'avvento del Regno del Sacro Cuore, perché, come disse Giovanni Paolo II, «Gli elementi essenziali della devozione al Cuore di Cristo appartengono in modo permanente alla spiritualità della Chiesa, lungo tutta la sua storia. Perché fin dall’inizio, la Chiesa alzò il suo sguardo al Cuore di Cristo trafitto sulla croce… Sulle rovine accumulate  dall’odio e dalla violenza potrà essere costruita la civiltà dell’amore tanto desiderata,il Regno del Cuore di Cristo!» (Giovanni Paolo II, Messaggio ai Gesuiti, 5 ottobre 1986).



«In questa Domenica il Santo Padre ha chiuso la Porta Santa della Basilica di San Pietro.
In tal modo è terminato l'Anno Santo della Misericordia.
La Porta della Misericordia, però, rimane sempre aperta!
Perché Gesù, il Risorto da morte, è la Porta, spalancata e vivente, della misericordia di Dio, dispensata per noi dalla Chiesa, soprattutto nella celebrazione dei sacramenti.

Oggi celebriamo la solennità di Gesù Cristo, Re dell'Universo.
La sua è una regalità di amore! E la sua massima espressione è la Croce. Il Cuore di Gesù Crocifisso, infatti, è la ferita-feritoia da cui scaturisce l'infinita misericordia di Dio,  unica e vera salvezza del mondo.
Torniamo, pertanto, a scambiarci a vicenda, con tanta gioia, il bel saluto cristiano: "Cristo regni!" - "Sempre!".

La regalità di Gesù e la realtà del Suo Regno di amore le affermiamo nella preghiera del Padre nostro, quando invochiamo: "Venga il tuo regno".
E' una domanda accorata che sale dalla Chiesa  e che riguarda l'oggi della storia ma anche e soprattutto l'eternità.
Ascoltiamo, al riguardo, una pagina di san Cipriano:  "Ma allora, domando io, perché preghiamo e chiediamo che venga il regno dei cieli, se continua a piacerci la prigionia della terra?
Perché con frequenti suppliche domandiamo e imploriamo insistentemente che si affretti a venire il tempo del regno, se poi coviamo nell'animo maggiori desideri e brame di servire quaggiù il diavolo anziché di regnare con Cristo?
Dal momento che il mondo odia il cristiano, perché ami chi ti odia e non segui piuttosto Cristo, che ti ha redento e ti ama?
Mostriamo nei fatti ciò che crediamo di essere.
Chi, trovandosi lontano dalla patria, non si affretterebbe a ritornarvi?
La nostra patria non è che il paradiso.
Là ci attende un gran numero di nostri cari, ci desiderano i nostri genitori, i fratelli, i figli in festosa e gioconda compagnia,
sicuri ormai della propria felicità, ma ancora trepidanti per la nostra salvezza.
Vederli, abbracciarli tutti: che gioia comune per loro e per noi!Che delizia in quel regno celeste non temere mai più la morte e che felicità vivere in eterno!"
Ecco perché afferma sant'Agostino: 
"O felice quell'alleluia cantato lassù! O alleluia di sicurezza e di pace! Là nessuno ci sarà nemico, là non perderemo mai nessun amico. Ivi risuoneranno le lodi di Dio".

In questa Domenica cantiamo con gioia grande l'alleluia: Gesù Cristo è il nostro Re e noi viviamo nel Suo Regno!
Ora in parte e  nella speranza, un giorno del tutto e nella piena realtà».

(Mons. Guido Marini)





domenica 5 giugno 2016

UN CUORE RICCO DI MISERICORDIA /5

Riflessioni nell'anno giubilare


Nell'Anno Santo della Misericordia il mese di giugno, tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù, permette di affrontare la riflessione sul Cuore di Cristo dall'angolazione dell'amore misericordioso. 
Il blog proporrà ai suoi lettori una serie di brevi scritti e riflessioni su questo tema. 


IL CUORE DI CRISTO E L'APPELLO ALLA CONVERSIONE
(Michele G. D'Agostino, Gesù Maestro. Il Cuore di Cristo via, verità e vita, Adp, 2008, pp. 203-204)

«Il Sacro Cuore del Divino Maestro via, verità e vita, che manifesta l'immensa e ardentissima carità del Salvatore verso gli uomini, ci rivolge l'appello a una continua e profonda conversione. Ci chiede di incorporarci a Lui perché solo in Lui, nel suo mistero, troviamo il vero gaudio e la pace.
Tante volte ci immergiamo in gioie passeggere che alla fine ci lasciano più vuoti di prima. Il Signore Gesù desidera che ci realizziamo umanamente diventando sempre più cristiformi.
Rivolgiamoci pertanto con fiducia al Padre che ci ama in Cristo e non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Il Signore vuole la nostra piena realizzazione: "Appartenere a Gesù non significa per esempio 'averne sentito parlare', ma appartenergli in fedeltà costante; significa: rendersi magari colpevoli, ma ritrovare la fedeltà ricordando il primo amore".
Siamo pertanto invitati a risorgere in Cristo Maestro che ci istruisce, ci plasma e ci forma con il frutto dello Spirito che è "amore, gioia, pace, longanimità, bontà, benevolenza, fiducia, mitezza, padronanza di sé" (Gal 5, 22-23). San Paolo parla al singolare (frutto dello spirito), quasi a volerci comunicare che l'unico frutto è Cristo!
Cerchiamo di immergerci con tutte le nostre forze nel Cuore del Salvatore; Egli sta davanti alla porta del nostro cuore e bussa (Ap 3,20). 
Il conoscere il Cuore (verità), lo sperimentare il Cuore (via) e il vivere nel Cuore (vita) di Gesù Divino Maestro, attingendo agli immensi tesori di grazia del suo costato trafitto e aperto, ci permette di "nasconderci con Cristo in Dio" (cfr. Col 3,3).  Possiamo quindi testimoniare credibilmente e con speranza l'epifania della sublime ed eterna misericordia che si è rivelata pienamente nel mistero gratuito e trasformante della Carità amante teneram salvifica e oblativa del Redentore.
Il Sacratissimo Cuore del Maestro ci attira tutti a sé con legami di bontà e vincoli d'amore, consumandoci nel fuoco purificante e sanante della sua divina misericordia».

sabato 4 giugno 2016

UN CUORE RICCO DI MISERICORDIA /4

Riflessioni nell'anno giubilare


Nell'Anno Santo della Misericordia il mese di giugno, tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù, permette di affrontare la riflessione sul Cuore di Cristo dall'angolazione dell'amore misericordioso. 
Il blog proporrà ai suoi lettori una serie di brevi scritti e riflessioni su questo tema. 


UN CUORE MISERICORDIOSO
(Michele G. D'Agostino, Gesù Maestro. Il Cuore di Cristo via, verità e vitaAdp, 2008, pp. 103-106)

«Il Cuore del Maestro è anzitutto un Cuore di eterna misericordia! Cristo Maestro è quindi "il sommo sacerdote misericordioso e fedele" (Eb 2,17) che ci viene incontro con il suo sguardo compassionevole e benevolo (cfr. Luca 22,61) rivelandoci il volto amoroso del Padre. Nella Bibbia non incontriamo l'espressione "amore misericordioso" in senso letterale, se non in Luca 1,78 (Benedictus). Dio salva e perdona "grazie alla sua bontà misericordiosa". Dio Padre, "ricco di misericordia per il grande amore con il quale ci ha amati" (Ef 2,4), perdona nel Figlio suo, Divino Maestro, coloro che perdonano di cuore al proprio fratello: Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe" (Mt 6,14-15). Tra il perdono di Dio e il perdono del prossimo si instaura quindi un reciproco e intimo rapporto: l'uno richiama essenzialmente l'altro.
Il Cuore misericordioso è anche un Cuore che esprime un giudizio di amore. L'uomo di oggi sente una certa repulsione e avversione ad accostarsi al Cuore del Maestro sotto l'aspetto del divino giudizio, eppure non possiamo tralasciare di considerare il Cristo nella sua totalità così come si è rivelato a noi uomini. Nel Cuore di Cristo Gesù, mite redentore dell'uomo, il giudizio e la misericordia sono aspetti di un'unica realtà tra loro coessenziale anche se per noi risulta difficile afferrare i due aspetti nella loro reciproca complementarità: "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie" (Gv 3,17-19). Il Cuore  di Cristo Signore giudica con misericordia e la misericordia è accompagnata dal giudizio ed è la misericordia che avrà la meglio nel giudizio (cfr. Gc 2,12-13)
La giustizia di Dio è una realtà vivente e operante in quanto Egli è il santo, il fedele, il viscerale e il misericordioso. Questa grazia fedele e giustificante è l'amore misericordioso che Dio Padre ha rivelato pienamente nel Cuore di Cristo Gesù. 
Il Cuore del Maestro giudica in chiave caritatevole e misericordiosa facendo riconoscere all'uomo i suoi errori, le sue iniquità e il suo peccato. 
Il Cuore di Gesù ci giudica perché ci ama e, amandoci, profondamente, ci giudica perché desidera ardentemente la nostra conversione. Il tribunale del giudizio di Cristo Maestro è sempre un tribunale di viscerale clemenza e di misericordia: Egli, nel sacramento della riconciliazione, attende il nostro ritorno e vuole guarirci da tutte le nostre infermità. 
Nessun peccato, per quanto grave, deve farci disperare: la speranza cristiana nella divina misericordia è un invito cristiano a saper accogliere, con tutta la sua forza, il Dio che ci consola. Il  Cuore del Divino Maestro sa che abbiamo estremamente bisogno del suo amore misericordioso che ci viene incontro con tutta la sua soave e incommensurabile bontà.
Lasciamoci abbracciare da Dio Padre: questo paterno abbraccio dovrebbe farci sentire di essere figli nel Cuore del suo diletto Figlio».

venerdì 3 giugno 2016

UN CUORE RICCO DI MISERICORDIA /3

Riflessioni nell'anno giubilare


Nell'Anno Santo della Misericordia il mese di giugno, tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù, permette di affrontare la riflessione sul Cuore di Cristo dall'angolazione dell'amore misericordioso. 
Il blog proporrà ai suoi lettori una serie di brevi scritti e riflessioni su questo tema.


IL CUORE DI GESÙ CI PARLA DELLA MISERICORDIA
(P. Mario, Editoriale, Ragazzi Soli, n. 04, giugno 2016)
«Il Cuore di Gesù appartiene a tutti, ma ha delle tenerezze particolari per coloro che gli sono consacrati e sono completamente dediti al suo culto, al suo amore. Dio è "innamorato di noi", ci accarezza teneramente, ci canta la ninna-nanna proprio come fa un papà con il suo bambino. Nella Scrittura il Signore dice infatti: "Non temere, vermiciattolo di Israele, non temere!" perché "Io sono con te, io ti prendo la mano". Non solo: lui ci cerca per primo, ci aspetta e ci insegna a essere "piccoli".
Andiamo dunque da Gesù, perché Lui ha un Cuore grande e misericordioso che ci attende sempre. Il suo Cuore non è un simbolo immaginario, è il centro da cui scaturisce la salvezza per tutta l'umanità: è l'amore di Dio per l'uomo, è la misericordia, cioè l'atteggiamento di Dio a contatto con la miseria umana, con la nostra indigenza, la nostra sofferenza, la nostra angoscia.
Il Cuore di Gesù ci parla della misericordia di Dio: con il racconto della morte di Cristo, Giovanni afferma che dal cuore di Gesù, Agnello immolato sulla croce, scaturisce per tutti gli uomini il perdono e la vita; ed è proprio sulla Croce che Dio ci dona la sua misericordia, forza che dà vita e risuscita l'uomo!
La misericordia di Dio dà vita all'uomo, lo risuscita dalla morte. Il Signore ci guarda sempre con misericordia, ci attende con misericordia. Non abbiamo timore di avvicinarci a Lui! Ha un cuore misericordioso! Se gli mostriamo le nostre ferite interiori, i nostri peccati, Egli sempre ci perdona. È pura misericordia».